Nata a Pescara, vive e lavora a Tivoli (Roma).
Attraverso la guida artistica del maestro Sandro Cellanetti ne apprende le tecniche e i consigli preziosi, guidata soprattutto dall’amore verso la pittura e la grafica da cui è sempre stata attratta. La sua formazione poggia le basi su un regolare corso di studi presso il liceo artistico statale di Pescara. Si dedica per un lungo periodo al fumetto lavorando presso la redazione di PescarAffari, settimanale di Annunci, dove esegue vignette pubblicitarie e loghi, mentre nei periodi estivi si dedica con grande successo alla professione di ritrattista. Il professor Pierduilio Pizzolon di Treviso ha scritto di lei: “Uno stile rapinoso e travolgente, da non lasciar spazio ad eventi intermedi…”. Ha ottenuto validi riconoscimenti in mostre personali, estemporanee e contemporanee, da nord a sud Italia con premi acquisto e di rappresentanza, pertanto le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private, musei e gallerie.
Luigi Tallarico scrive di lei. “La pittura di Daniela D’Orazio si caratterizza come arte in movimento, in quanto sprigiona una energia dettata da uno stato d’animo vitalistico più che pulsionale, attivistico più che eternista. Senonchè la rilevata mitizzazione di una sua istintiva “gioia di vivere” porterebbe in lontananze utopiche la consapevolezza manifestata dall’artista di operare nell’hic et nunc, dal momento che la complessa realtà ionoi della sua pittura non può essere scambiata per una affermazione del myself e/o conteplazione della propria anima. Se così fosse si riproporrebbe il dualismo superato da Daniela D’Orazio tra il Geist (carattere e libertà) del movimento espressionista e la Seele (anima) dell’impressionismo quiestista e contemplatore del frammentismo fenomenico. In effetti il nunc del suo gesto, pur essendo la facies di una espressione di liberazione, non ignora i riferimenti del mondo esterno, tanto è vero che se il coloreluce tende ad una liricità folgorante, i segni materici profilano una identità geometrica, insieme astratta e concreta, ma da rapportare ad una realtà in movimento e che faccia a meno dell’intellegibilità dei particolari dell’ambiente. Invero un’indagine sulla comprensibilità oggettiva dei segni negherebbe lo stato d’animo, che è di natura soggettiva, soprattutto l’impulso astrattivo, inteso da D’Orazio come affermazione di vitalità. Del resto l’astrattismo storico, che da abstràhere (togliere da) sembrava volesse tendere ad una eliminazione, in effetti non ha negato la figurazione e non ha escluso gli elementi unitari di realtà ed emozionalità, ma ha penetrato i segni del reale attraverso una materia intensa come energia e un segno-gesto portato ad evidenziare gli aspetti espressivi: significanti più che significato. Se infatti guardiamo ad uno dei protagonisti dell’astrattismo storico, Vasily Kandinsky, notiamo che il suo acquerello del 1910, non ancora definito astratto, ha di fatto avviato il passaggio dalla visione oggettiva alla simultaneità del gesto-colore, confermando che non contano i significati, ma il voltaggio tensivo-musicale dell’immagine. Come si vede l’operazione di segno-colore, per un’artista come D’Orazio, la cui opera viene correlata allo stato d’animo e se vogliamo alla “gioia di vivere”, va vista in funzione del sentire più che del vedere, dal momento che l’intervento cromatico diventa timbro, portatore di emozioni e perciò di suoni. E questo perchè l’opera di Daniela D’Orazio, come la musica, si sente senza vedere l’aspetto dei protagonisti e degli ambienti”.

Atmosfere di un giorno d’estate, 2010 – tecnica mista su tela, cm 70×50
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