Nato a Volterra (Pisa) nel 1931, vive e lavora a Firenze.
Conseguita l’abilitazione all’insegnamento del Disegno nella scuola superiore di Artistica, inizia a creare negli anni Quaranta con disegni che indagano i rapporti tra arte e scienza. Si occupa della ricostruzione del Teatro romano di Volterra e in seguito svolge articolate esperienze progettuali e artistiche spaziando dalla scultura alla pittura, al design. Sin dal 1953 esperimenta ‘oggetti-progetti’ e ‘gelo-disgelo’ come piazzamenti plurisignificanti della scultura. Parallelamente a opere d’arte, realizza architetture e elementi d’arredamento come il grande pannello del Caffè Tornabuoni, in Lungarno Corsini a Firenze. Negli anni Settanta entra a far parte del Circolo Culturale Il Moro di Firenze, ricoprendo la mansione di coordinatore per il collegamento di Centri Autogestiti in Italia, interessato a nuove esperienze. Un acceso sperimentalismo lo connota fin da subito, nella sue corde non c’è posto per la figurazione tanto che Tommaso Paloscia nota nel 1973, a commento della collettiva tenutasi al Centro Toscana Arte di Firenze “…il discorso di Kandiskij ci torna alla mente…e appare meraviglioso il fatto che là dove Viti cerca di obbedire per istinto a queste regole il quadro regge autorevolmente; viceversa si indebolisce man mano che il vecchio principio viene abbandonato”. “…È proprio negli anni Settanta – scrive Valeria Bruni – che Viti individua in maniera ineccepibile, il percorso da seguire sperimentando nuove soluzioni formali…”. La sua attività espositiva personale inizia nel 1954 con la mostra Oggetti progetti, a Volterra, curata da Mino Lazzeri e Mino Trafeli a cui segue nel 1972 Viti la macchina e la natura, Maire De Gagny, Parigi, curata da Umberto Baldini. Tre anni dopo, presenta una personale allo Studio Inquadrature 33 a cui seguono le mostre alla Galleria Schettini a Milano; al Castello dei Conti Guidi a Poppi (Arezzo), alla Galleria Volta dei Peruzzi, a Firenze; al Palazzo dei Diamanti a Ferrara, a Palazzo Strozzi a Firenze, a Il Bisonte a Firenze, fino a giungere al 1990 con Performer natura di Piero Viti (la scultura partoriente), nella Sala delle Reali Poste, Uffizi. La sua ricerca continua anche oggi creando opere dal forte valore semantico e culturale che aspirano a comunicare con l’ambiente esterno seguendo il concetto di socialità dell’arte.

Scatola aperta, 2006 – tecnica mista su cartone, scatola aperta cm 133×49,5
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